Overclocked – A history of violence (Pc) – Recensione
Cinque ragazzi, cinque pistole, nessun ricordo ed uno psichiatra con le chiavi per arrivare alla verità.
In una recente intervista, Yoshinori Yamagishi, produttore di Star Ocean : The Last Hope ha affermato testuali parole : «Con film, TV e teatro è più facile controllare le emozioni e i sentimenti dello spettatore, ma nel caso degli sviluppatori di giochi si può sempre pensare a come i giocatori possano reagire ad ogni rappresentazione del personaggio o cambiamento della trama, è un aspetto che possiamo prevedere. Tuttavia dobbiamo fare queste previsioni in un certo anticipo, e incorporarle nel nostro lavoro. Quindi è una sfida più grande. Se riusciamo a superare questa barriera, allora considero il videogioco come un mezzo di comunicazione più grande, che può fornire alla gente esperienze profondamente emozionanti.>>
Sembra che i ragazzi di House of Tales abbiano ascoltato queste parole e, dopo averci deliziato con The Moment of Silence, cercano il fortunato bis con Overclocked – una Storia di Violenza.
Per scoprire se sono riusciti nell’intento di strabiliare il pubblico con una storia emozionante ed originale non resta che continuare a leggere la recensione.
Un protagonista poco eroico
Shakespeare fu, con il suo Amleto, uno dei primi autori a creare l’antieroe, ovvero un personaggio che viola la legge e le convenzioni stabilite della società riuscendo comunque ad ottenere la simpatia del pubblico, risultando comunque il protagonista.
La stessa storia viene riproposta dopo secoli da Overclocked visto che l’uomo intorno al quale ruoterà l’intera avventura è abbastanza anticonvenzionale : David McNamara è un esperto psichiatra di Washington con un passato burrascoso alle spalle durante il quale è stato dapprima congedato con disonore dall’esercito della sua nazione e poi quasi lasciato dalla moglie; verrà messo a capo di un’indagine dal governo degli Stati Uniti, un caso che ha shockato la città di New York e che ci viene narrato dall’introduzione : cinque giovani apparentemente senza identità, sono stati trovati in possesso di armi. Tutto questo potrebbe sembrare normale, ma c’è anche da tenere in conto che questi ragazzi, tutti più o meno coetanei, sono stati trovati maltrattati, in evidente stato di shock e totalmente privi della loro memoria.
Una volta ricoverati all’interno di una casa di cura, lo Staten Island Hospital, che chiuderà in poco tempo, saranno sottoposti alle domande incessanti del nostro buon David che cercherà di capire qualcosa sul loro passato e trovare i punti che, chiaramente, accomunano i cinque ‘stranieri’.
Un cast mica da ridere
Nel proseguo del gioco, oltre ad interpretare il già citato David McNamara, avremo la possibilità di vestire i panni dei cinque pazienti : rivivremo dunque il passato di questi ultimi in prima persona, cercando di venire a capo di questa intricata faccenda.
Naturalmente nel corso dell’avventura avremo a che fare con numerosi altri personaggi .
Tra essi possiamo annoverare il Detective Moretti, poliziotto NewYorkese che farà di tutto per dare fastidio e per mettere pressione al povero David, cercando di fargli risolvere il caso velocemente.
Fondamentale sarà anche il Dottor Young, direttore dello Staten Island Hospital, che, dopo un passato fatto di brillanti ricerche e di successi, si trova a fine carriera imprigionato tra le mura del vecchio ospedale psichiatrico a causa di un esperimento sbagliato nel quale morirono due persone.
Ultima ma non meno importante, la scorbutica Tamara, infermiera ed assistente del Dottor Young che non farà altro che criticare le nostre decisioni, aiutandoci a malincuore.
Un palmare per amico
Dopo questa rapida carrellata sui personaggi ed i brevi accenni della trama, volutamente corti per evitare spoiler che avrebbero dunque rovinato i vari colpi di scena, andiamo a parlare delle meccaniche di gioco.
Overclocked – Una Storia di Violenza è una classica avventura grafica punta e clicca : nella schermata di gioco, semplice e ben definita, abbiamo l’inventario nella parte bassa dello schermo e basterà cliccare su un oggetto per poterlo selezionare, un successivo click porterà questo oggetto ad interagire con la superficie/altro oggetto/persona scelta.
Per quanto riguarda le azioni ed il movimento, basterà spostare il puntatore sulla zona o sull’oggetto selezionato per veder cambiare il cursore in una lente d’ingrandimento (nel caso in cui ci sia da esaminare un oggetto), in una freccia (nel caso in cui ci dobbiamo spostare da una locazione all’altra) e così via. Sarà inoltre possibile, con un doppio click, far correre il personaggio, perdendo così meno tempo possibile, d’altronde non sempre è bello aspettare i comodi del nostro avatar virtuale, vero?
Un’importante novità, sempre apprezzata dai giocatori di avventure grafiche, è l’introduzione del tasto spazio che ci permette in un attimo di vedere quali sono gli oggetti interessanti dello scenario nel quale ci troviamo.
McNamara userà inoltre un palmare con il quale potrà mettersi immediatamente in contatto con tutti gli altri protagonisti del gioco e nel quale registrerà le sue impressioni e i dialoghi ‘rubati’ durante le sedute d’ipnosi dei suoi pazienti.
Vince ma non convince
Andando a toccare il lato tecnico di Overclocked, rimaniamo con un po’ di amaro in bocca per quanto riguarda la grafica : gli scenari sono ben realizzati, in due dimensioni, mentre i personaggi sono completamente tridimensionali e realizzati con cura ma, purtroppo, ci troviamo di fronte a degli errori grossolani che saltano subito all’occhio; ad esempio nel momento in cui un personaggio vorrà tirare di tasca un oggetto, questo gli comparirà come per magia in mano.
Un altro particolare fastidioso è che il Dottor MacNamara rimarrà sempre con lo stesso vestito in qualsiasi occasione, persino quando torna in albergo e si mette a letto : non per fare i pignoli, ma avere sempre gli stessi abiti addosso, soprattutto dopo alcuni giorni, non rende di certo l’essere umano produttore di un buon odore.
Una volta superati queste piccole discrepanze, non possiamo che rimanere positivamente colpiti dai dialoghi perfetti e interpretati con il giusto pathos ma, purtroppo (o per fortuna) in inglese : potremo visualizzare comunque i sottotitoli in italiano; sono da ammirare i movimenti della bocca dei personaggi , coerenti e sincronizzati al parlato.
Una tecnica interessante è quella dello split screen, utilizzata perlopiù durante le telefonate, che consiste nel dividere lo schermo in due parti, facendoci vedere contemporaneamente le due persone al capo del telefono.
Conclusioni
Overclocked – Una Storia di Violenza regala un’ottima trama ed è un buon prodotto : gli enigmi troppo facili ,alcune incoerenze grafiche ed una parte centrale piuttosto ripetitiva e frustrante, non permettono al gioco di raggiungere l’eccellenza, ma chi ama le avventure grafiche deve provarlo ad ogni costo.
La trama è degna di un film ed i dialoghi e le musiche sono azzeccate e tengono sempre alta la tensione.
La giocabilità raggiunge altissimi livelli grazie alla semplice meccanica di gioco che si baserà tutta sul tasto sinistro del mouse per le azioni e sulla barra spaziatrice che evidenzierà i punti caldi.
La longevità si attesta sulle 13 ore, un po’ sotto la media per un gioco del genere, ma possiamo comunque accontentarci.
Ci sentiamo dunque di consigliare caldamente Overclocked agli amanti del genere, invitando i neofiti a guardarsi bene intorno prima di intraprendere questa esperienza di gioco.
Voto: 8.0/10
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