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Archivio per giugno 2009

It’s Over

26 giugno 2009 Tencar 1 commento

IT’S OVER, MY FRIEND!

42 Esami ed è finita. Sono arrivato stremato al traguardo, ma felice e soddisfatto… ed ora meritata vacanza!

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Drakensang (Pc) – Recensione

22 giugno 2009 Tencar Nessun commento

Un occhio nero per i casual gamers, questo è “Ruolo allo stato puro”, gente!

Abbiamo assistito al cambiamento e al lento evolversi (o forse involversi, dipende da che punto si vuol vedere la faccenda) del mercato dei videogames: differenti fasce d’età e di persone si sono lasciate coinvolgere andando a rafforzare la schiera di giocatori (folta) che al giorno d’oggi unisce milioni di utenti.
Se si pensa a qualche tempo fa, questo era un mondo ristretto, quasi elitario, e ciò si rispecchiava anche nei videogiochi prodotti dieci-quindici anni orsono in cui la difficoltà e la longevità media erano sufficientemente elevati, permettendoci di ricevere in dono emozioni indelebili e totale appagamento.
Adesso non è più così e lanciando un’occhiata fugace ai dati di vendita delle console è possibile notare come questa tesi sia supportata da essi: la console più venduta è la Nintendo Wii con il suo best-seller Wii Sports, non proprio due prodotti famosi per la profondità di gioco.
E’ dunque possibile proseguire per questa strada intrapresa prendendo come esempi esemplificativi dei titoli usciti negli ultimi tempi che hanno generato un hype pazzesco: Prey e l’ultimo capitolo di Prince of Persia; cosa li accomuna? L’impossibilità di morire: nel primo, una volta che la barra dell’energia viene ridotta a zero, si entra in una specie di limbo, si affronta qualche nemico e si torna al punto in cui avevamo perso conoscenza mentre per il secondo, nel caso in cui dovessimo sbagliare un salto o essere sbaragliati durante uno scontro, ci penserà la bella Elika a portarci indietro nel tempo e farci tornare in vita.
Tutto questo con buona pace degli Hardcore Gamers che vorrebbero dei prodotti old-style.
Ma in supporto di tutti i giocatori più “duri”, arrivano i ragazzi di Radon Labs che, andando controcorrente, realizzano Drakensang, un RPG dedicato ad un pubblico di nicchia, ovvero i puristi dei giochi di ruolo.

Das Schwarze Auge

Questo è il sottotitolo tedesco di Drakensang, tradotto in inglese con “The Dark Eye” ed in italiano con “Uno Sguardo nel Buio” (scherzosamente “Occhio Nero” nel cappello introduttivo).
Il mondo nel quale è ambientato il titolo distribuito nel nostro bel Paese dalla FX Interactive, prende spunto a piene mani da un gioco di ruolo cartaceo tedesco (sì, proprio di quelli con dadi, carta e penna che esistono ormai da più di 30 anni) di nome “Das Schwarze Auge”, i cui manuali vanno per la maggiore in Germania, come attestano anche i numerosi premi vinti nel corso della sua lunga stori.
Drakensang è ambientato nel mondo di Etrha e per la precisione ad Avestrue, piccolo villaggio che sorge vicino ad un fiume (denominato in maniera molto fantasiosa ‘Grande Fiume’) di Aventuria.
Il nostro avatar virtuale si troverà qui a causa della lettera di un vecchio amico, Ardo, che ci chiede aiuto poiché la sua città, Ferdok (che fra l’altro è anche la capitale della regione), è sconvolta da una serie di omicidi e violenze, lasciandoci intendere che spetterà a noi il compito di supportarlo e venire a capo di questa strana ed intrigante faccenda.

Questo non è un paese per fannulloni

Ovviamente, il primo dei nostri pensieri sarà quello di creare il personaggio scegliendo tra le tre razze disponibili (nani, elfi o umani divisi a loro volta in tre ulteriori sottorazze) e i vari mestieri che possono andare dal ciarlatano, al ladro, passando per il mago o il guaritore. Per chi non vuole accontentarsi degli alter-ego preconfezionati c’è l’interessante “Modalità esperto” che permette di modificare ogni singolo aspetto del nostro futuro avventuriero, come se ci trovassimo davvero davanti ad un master, con la scheda del personaggio in bianco, pronta per essere compilata dalla nostra fida matita.
Gli aspetti fondamentali del nostro avatar sono gli attributi che delineano la sua personalità e le caratteristiche fisiche e che comprendono elementi come la forza, l’intelligenza ed il carisma, fattori che suoneranno molto familiari a tutti coloro che sono esperti dell’affascinante universo dei Giochi di Ruolo cartacei; altri dettagli per tracciare le abilità dell’avventuriero che stiamo creando sono i valori base (Energia astrale per le magie, Vitalità che delinea il numero di ferite che potrà subire e così via), le abilità speciali, gli incantesimi, i mestieri ed i talenti che si dividono in cinque gruppi ovvero fisici, sociali, naturali, conoscenza e artigianali.
Ebbene sì, avete proprio letto bene, artigianali! E’ infatti presente il crafting (termine conosciuto senza dubbio dai giocatori di mmorpg; è un sistema che permette, a partire da materiale trovato, comprato o scambiato, di creare degli oggetti) che, una volta indossato il nostro grembiule, ci potrà permettere di creare pozioni e balsami (Alchimia), armi (Forgia) o archi e frecce (Fabbricazione di Archi).
Ovviamente, come è lecito aspettarsi da un RPG (Role Playing Game, acronimo equivalente a GdR) che si rispetti, completando le varie missioni (o quests) e infilzando i nemici qui e lì, guadagneremo dei punti avventura che faranno evolvere il personaggio, portandolo ad un nuovo livello di esperienza.

Come on Barbie, let’s go party!

Come in tutti i giochi della sua categoria, anche Drakensang : The Dark Eye introdurrà i nuovi utenti al suo mondo gradualmente, tramite delle missioni che fungeranno da tutorial, arricchite grazie a delle graziose finestre che ci spiegheranno per filo e per segno i nostri compiti.
Le prime quests faranno vivere la famosa “Sindrome del postino”, ovvero, un simpatico omino posizionato nel punto A vi dirà cosa fare (uccidi, raccogli, cerca, parla…), voi andrete nel punto B per raggiungere il vostro obiettivo e dunque tornerete, tronfi , al punto A per ricevere l’adeguata ricompensa.
La faccenda inizierà ad essere più intrigante quando, una volta che ci si è rodati, entrerà in gioco il party, ovvero il gruppo che accompagnerà il nostro eroe principale in giro per questo mondo fantastico. La scelta dei membri che comporranno la piccola task-force, quattro tenendo conto anche del nostro avatar, dovrà essere oculata, attenta e precisa. Questo sarà il punto cruciale del gioco, ciò che porterà a completare o no la missione principale, ciò che distinguerà un bravo giocatore da un principiante.
L’equilibrio tra forza bruta, arte comunicativa e magia è fondamentale, creare squilibri porterebbe, in maniera rapida, alla sconfitta.
Una feature originale ci dona la possibilità di parcheggiare in maniera momentanea, all’interno di una casa di nostra proprietà, gli avventurieri che non intendiamo utilizzare e che saranno dunque disponibili in qualsiasi momento.

Intelligenza Artificiale, questa quasi conosciuta

Dopo aver speso tutte queste belle parole, andiamo ad analizzare gli aspetti tecnici di Drakensang, partendo dalla grafica che impressiona positivamente ed è molto piacevole da guardare. Le ambientazioni del gioco di ruolo ‘Das Schwarze Auge’ sono riprodotte fedelmente, così come sono stati realizzati in maniera più che sufficiente i vari personaggi mentre c’è qualche appunto inerente la conpenetrazione di poligoni visto che, se c’è troppa vicinanza tra due avventurieri, si notano le braccia o le gambe di uno scomparire nel corpo del proprio vicino.
I suoni della battaglia e la colonna sonora realizzata da Dynamedion sono emozionanti e coerenti con i vari momenti di gioco mentre il parlato è stato tradotto in Italiano nella solita maniera impeccabile con cui la FX Interactive ha abituato bene i propri utenti.
Una nota negativa è portata dall’intelligenza artificiale dei propri seguaci che, purtroppo, non rispondono sempre attivamente e restano alcune volte troppo indietro rispetto all’azione, lasciandoci soli ad affrontare gli avversari, salvo arrivare quando ormai la situazione è (quasi) compromessa.

Conclusioni

Drakensang : The Dark Eye è un prodotto da acquistare.
Nonostante sia indirizzato ad un pubblico esperto, nulla vieta a chi si avvicina per la prima volta ai GdR di giocarlo, d’altronde la pratica porta alla perfezione.
La grafica ed il comparto sonoro sono buoni e non hanno nulla da invidiare a blockbuster che hanno richiesto molte finanze (altro elemento encomiabile del prodotto è la sua realizzazione a fronte di un budget limitatissimo).
L’unico difetto è, come già detto in fase di recensione, l’intelligenza artificiale dei nostri alleati che talvolta ci lascia solitari durante uno scontro ma crediamo che si possa chiudere un occhio, d’altronde stiamo parlando di un titolo che regalerà circa cinquanta ore di gioco per quel che riguarda la missione principale, molte di più volendo svolgere tutte le varie sottoquests.
La localizzazione, sia nel parlato che nei menù, è ottima, il prezzo è più che competitivo e allora perché farsi sfuggire questa perla?
Consigliatelo anche agli amici, non è mai troppo tardi per giocare di Ruolo.

Voto: 8.8/10

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Quarantunesimo esame con parabola

18 giugno 2009 Tencar 2 commenti

Ebbene sì, il quarantunesimo esame della mia carriera universitaria, ‘Rappresentazione della Conoscenza’, è stato portato a casa. La laurea è ad un passo e non posso fare a meno di ricordare una parabola di qualche anno fa, che è sempre attuale!

Un uomo aveva due figli.
Il primo era mite, parsimonioso, rispettoso dell’autorità
L’altro iracondo, spendaccione, irriverente
Un giorno, sentendosi prossimo alla fine e non volendosene andare prima di avere sistemato la questione dell’eredità
Quell’uomo chiamò i figli al suo capezzale e disse loro :
Sentendomi prossimo alla fine e non volendomene andare prima di avere sistemato la questione dell’eredità
Vi ho chiamati al mio capezzale.
Il figlio buono, con la consueta mitezza, parsionia e rispetto dell’autorità disse :
Padre, hai un gran bel capezzale!
L’altro si erse in un moto di infinita superbia e disse :
Merda, piscia, figa e vaffanculo, vecchio scemo!
Il padre proseguì :
Così dispongo.
A uno di voi lascio la casa, i poderi, il bestiame e tutto ciò che posseggo.
Scenda la mia benedizione su di lui e la sua discendenza fino alla quarta generazione.
Nulla vada all’altro, se non il mio biasimo.
Il primo figlio replicò :
Sono certo io il destinatario del tuo lascito
E mio fratello la carne che maledici.
E l’altro :
Del tuo sepolcro faccio la mia cloaca
Delle tue maledizioni giacilio per scrofe
E per inciso
Merda, piscia, figa e vaffanculo!
Quindi prorose in un osceno rumore foriero di miasmi infernali.
Il figlio buono avvampò di sdegno
Si levò in piedi
E gridò :
Padre, Padre!
Sono dunque io il prescelto?
Certo che sì - rispose -
non gli lascio un cazzo
A quello stronzo di tuo fratello…
E morse.

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Un uomo solo al telecomando

7 giugno 2009 Tencar Nessun commento

di Marco Travaglio – El Paìs

Silvio Berlusconi ha annunciato nel programma “Matrix”, trasmesso dall’emittente di sua proprietà Canale5, condotto da un suo dipendente: “Nei prossimi giorni farò un’azione mediatica per mostrare alla stampa straniera la vera situazione in Italia… La stampa americana ha fece bene a fare una campagna contro Bill Clinton: lui aveva mentito. Io no. Contro di me sono state dette solo calunnie e falsità”.
Il guaio è che Berlusconi, come diceva Indro Montanelli, il più grande giornalista che lo conosceva bene, “è un bugiardo sincero: crede alle bugie che racconta”. Ma questa volta ha fatto male i suoi conti, perché nell’ultimo mese ha mentito ripetutamente non solo alla stampa e alla tv italiane, ma anche a quelle straniere. Che, diversamente dalla gran parte di quelle italiane, non sono di sua proprietà. Dunque non sono abituate a prendere per buone le sue bugie. Per questo il Cavaliere è tanto nervoso: nelle ultime settimane la realtà che lo insegue da trent’anni minacciando il suo mondo virtuale, il suo Truman Show, gli si è pericolosamente avvicinata. E molte delle bugie su cui aveva edificato il suo successo imprenditoriale e politico sono andate in frantumi.

L’inizio della frana è iniziato con la sentenza di condanna in primo grado a 4 anni e 6 mesi dell’avvocato inglese David Mills, giudicato dal Tribunale di Milano colpevole di essersi fatto corrompere da Berlusconi con 600 mila dollari in cambio delle sue false testimonianze in due processi a carico del Cavaliere alla fine degli anni 90: quello per le tangenti pagate alla Guardia di Finanza che ispezionava alcune aziende del gruppo Berlusconi e quello per i fondi neri accumulati sulle società off-shore (64 in tutto, secondo la società di revisione Kpmg) create dallo stesso Mills, dislocate nei paradisi fiscali, occultate nei bilanci del gruppo e utilizzate per varie operazioni illecite.

Quella sentenza, che non ha potuto condannare Berlusconi come corruttore di Mills perché lo stesso Cavaliere ha sospeso i suoi processi per legge, è una “summa” della sua carriera imprenditoriale. E smentisce platealmente la sua immagine di self made man, di grande tycoon che si è “fatto da sé”. In realtà -secondo i giudici- Berlusconi pagò il silenzio di Mills per nascondere le illegalità con cui era diventato il padrone dell’editoria e della tv commerciale negli anni 80.

Tramite le società off-shore del comparto occulto All Iberian infatti, secondo i giudici, il Cavaliere pagò 23 miliardi all’allora premier socialista Bettino Craxi, autore di varie leggi su misura per legittimare il monopolio incostituzionale berlusconiano sulle tv private; finanziò prestanomi per controllare occultamente i pacchetti azionari di una pay tv italiana (Telepiù) e un’emittente spagnola (Telecinco) aggirando le leggi antitrust; versò svariati miliardi in nero al suo avvocato Cesare Previti, che li usava anche per corrompere giudici (compreso il giudice Vittorio Metta, autore di una sentenza comprata che nel 1990 sottrasse la Mondadori, il primo gruppo editoriale italiano, al suo legittimo proprietario, Carlo De Benedetti, per girarlo a Berlusconi);e così via.

Se Mills avesse detto tutta la verità, Berlusconi avrebbe rischiato una pesante condanna nel processo Guardia di Finanza, che si chiuse invece con la condanna dei manager berlusconiani Salvatore Sciascia (per corruzione) e Massimo Maria Berruti (per favoreggiamento), ma con l’assoluzione del Cavaliere per “insufficienza di prove”. Sciascia e Berruti, oggi, sono deputati nel partito di Berlusconi.

Non bastasse la sentenza Mills, ecco le inquietanti dichiarazioni di un’altra persona che il Cavaliere lo conosce bene, avendo vissuto con lui per ben 29 anni: la sua seconda moglie Veronica Lario, che ha annunciato il divorzio perché il marito-premier “frequenta minorenni” e “non sta bene”.

L’equilibrio mentale e le frequentazioni di un capo di governo sono fatti pubblici, non “gossip” come il Cavaliere e i suoi dipendenti sparsi nelle tv e nei giornali hanno tentato di qualificarli.

Tantopiù se il protagonista ha sempre mescolato la sua vita privata e quella pubblica per accreditarsi come marito esemplare con una famiglia modello, distribuendo addirittura fotoromanzi patinati ai suoi elettori. Tantopiù se è solito recarsi in udienza dal Papa, baciargli devotamente l’anello e proclamarsi “difensore della famiglia tradizionale di santa Romana Chiesa”. Professioni che mal si conciliano con le fotografie che lo ritraggono nella sua villa in Sardegna in compagnia di ragazze allegre e senza veli, per giunta aviotrasportate su aerei di Stato a spese dei contribuenti.

Lo stesso Berlusconi ha scelto di rispondere pubblicamente alle accuse della moglie, prima su Rai1, poi a France2, infine alla Cnn. Lì ha fabbricato varie versioni dei suoi rapporti con una ragazza napoletana, Noemi Letizia, che lo chiama “papi” e al cui 18° compleanno lui stesso ha preso parte a fine aprile. Ha raccontato di essere amico del padre della ragazza, Elio Letizia, messo comunale, perché “era l’autista di Craxi”. Falso: Letizia non è mai stato l’autista di Craxi. Ha raccontato di aver “visto Noemi tre o quattro volte, sempre in presenza dei genitori”. Falso: Noemi era con lui senza i genitori nel novembre scorso, a una cena ufficiale a Roma; ed era di nuovo con lui fra Natale e Capodanno, senza i genitori ma con un’amica, anch’essa minorenne, a Villa Certosa in Sardegna. Ha raccontato di aver conosciuto papà Letizia “oltre dieci anni fa”, cioè intorno al 1997-98 e Noemi “durante una sfilata di moda”: ma nel 1997-98 la ragazza aveva 6 o 7 anni e, per quanto precoce, difficilmente si esibiva in sfilate di moda.

Oltretutto Elio Letizia fa risalire l’amicizia al 2001, cioè a 8 anni fa, mentre l’ex fidanzato della ragazza giura che il Cavaliere non conosceva Elio, ma telefonò direttamente a Noemi per la prima volta nell’ottobre-novembre 2008, dopo averla vista in un book fotografico in abiti succinti. Resta da capire perché Berlusconi e Letizia non si decidano a dire la verità e, dunque, quale segreto nascondano.

Intanto si sgonfiano l’una dopo l’altra tutte le altre balle che hanno contribuito a consolidare il consenso berlusconiano. L’incauta promessa dell’immediata ricostruzione (“entro settembre”) della città dell’Aquila devastata dal terremoto si sbriciola contro la scarsità di denaro pubblico a disposizione e suscita le ire dei terremotati, rinchiusi nelle tendopoli sotto il caldo torrido. E l’idea di trasferire il G8 all’Aquila rischia di trasformarsi in un boomerang, con scene di protesta in mondovisione.

Anche la brillante soluzione dell’emergenza-rifiuti a Napoli si sta rivelando un bluff: i rifiuti sono accumulati, tali e quali, senz’alcun trattamento, in alcune discariche ormai esaurite, mentre il famoso inceneritore di Acerra (che non potrebbe comunque bruciare tutto), inaugurato in pompa magna nel mese di marzo, non è ancora funzionante. Intanto la magistratura indaga sui responsabili governativi dello smaltimento rifiuti per truffa allo Stato.

Le promesse di maggior sicurezza contro la criminalità sbattono contro la triste realtà del paese dell’impunità. Gli sbarchi dei clandestini dall’Africa, da quando Berlusconi è tornato al potere, sono triplicati. Il governo ha fatto ricorso a brutali respingimenti in alto mare, scontrandosi con l’Onu e col mondo cattolico.

Qualche giorno fa, la questura di Roma ha tentato di nascondere due stupri avvenuti in poche ore nella Capitale (ora governata dal centrodestra): solo quando i giornalisti, informati da fonti ufficiose, han cominciato a tempestare la questura, hanno avuto finalmente conferma dei due fattacci, con 40 ore di ritardo.

Intanto Berlusconi, che aveva annunciato per metà giugno una visita alla Casa Bianca su invito di Barack Obama, fingeva di “rinviare” la spedizione: in realtà non c’era alcun invito.

Stessa tecnica menzognera è stata adottata per la cessione del campione brasiliano del Milan, Kakà, al Real Madrid: tutti ne parlano da settimane, ma il Cavaliere (padrone del Milan) preferisce prendere tempo, per annunciare la notizia solo dopo le elezioni, temendo la reazione degli elettori milanisti.

Se i contraccolpi delle balle sgonfiate non si faranno sentire già alle elezioni europee, è solo perché l’informazione – salvo rare eccezioni – è saldamente nelle mani di Berlusconi. “Un uomo solo al telecomando” lo definiva Enzo Biagi, altro grande giornalista.

Negli ultimi giorni il premier ha imperversato sui teleschermi con decine di monologhi negli studi di emittenti pubbliche e private, violando le regole della par condicio, perlopiù intervistato da suoi dipendenti genuflessi.

Uno di questi, nel programma Mattino Cinque (su Canale5), l’ha addirittura ringraziato “per aver accettato di farsi intervistare”. Poi gli ha servito alcuni assist facili facili: “Perché la attaccano sul privato e la demonizzano?”, “perché il Times la attacca?”, “ci spieghi che cos’ha fatto il suo governo”. Il conduttore di Porta a Porta, su Rai1, in due ore di finta intervista senza domande, gli ha domandato mellifluo: “Presidente, perché secondo lei la sua vicenda privata ha influenzato in modo così anomalo la campagna elettorale?”.

Poi ha trasmesso un servizio sulla sua visita a Bari, un bagno di folla “quasi imbarazzante, il miglior antidoto ai veleni della politica”, con un “indice di popolarità oltre il 70%” che consente al premier di “buttarsi alle spalle le vicende personale e tuffarsi tra la gente, deciso a non mollare”. La direttrice dei servizi parlamentari della Rai, cioè del servizio pubblico, Giuliana Del Bufalo, al termine di un’intervista al premier, l’ha avvertito: “Ci resta un minuto, non c’è più tempo per altre domande”. E Berlusconi: “Posso sfruttarlo io?”. E la giornalista: “Si figuri, lei è il padrone di casa…”.

Mi continuo a chiedere come mai il popolo italiano si faccia influenzare da questo hobbit.
E’ giusto così, evidentemente!
Posso sperare che ci sia qualche novità da queste elezioni? Dubito.
E’ giusto così, evidentemente!
L’ignoranza dilaga, è tangibile e ne ho la prova ogni giorno.
Prima o poi qualcuno aprirà gli occhi, spero. Questa insopportabile puzza di merda arriverà al naso, forse.
Ed è inutile lamentarsi : è giusto così, evidentemente!

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Project Natal per XBox 360, altro che Wii!

2 giugno 2009 Tencar Nessun commento


Ma se è vero tutto quello che promette la grande M., a che servirà la Wii?
Adesso aspettiamo di vedere quanto la spareranno grossa Nintendo e Sony
EDIT : Quest’anno, e mi dispiace dirlo, la Microsoft ha fatto veramente una conferenza spaventosa all’E3, lasciando di sasso le concorrenti. OWNED!

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