Come sempre controtendenza rispetto alle mie idee, decisi, circa 4 mesi fa, di dare una possibilità a Facebook, iscrivendomi nonostante lo scetticismo, forte, iniziale.
Uhhhh, ma te guarda quanta gente delle elementari/medie/superiori, vediamo un po’ che hanno fatto in questi anni. Toh, guarda, c’è anche il tizio con cui giocai qualche anno fa a quel torneo, aggiungiamolo
E così via, ore perse a farmi i cazzi degli altri (permettendo, fra l’altro, agli altri di farsi i miei), aggiungendo vecchi ‘amici’ con cui anni fa avevo un rapporto giornaliero ma con i quali ormai, si intratteneva al massimo un poco simpatico dialogo mediante la chat di FB quasi per obbligo che per piacere.
Cercando dunque di uscire da questa grande ipocrisia mediatica, condita da continui inviti per amicizie/fan club/applicazioni/gruppi di cui non sapevo l’esistenza e di cui non me ne poteva importare di meno, ho seguito le istruzioni che il grande Stu ha prontamente scritto nel suo ultimo post.
D’altronde i contatti degli Amici li ho già, so dove e quando posso trovarli : dell’amicizia virtuale non me ne faccio assolutamente nulla.
Rubo un’ultima cosa dal blog di Stu (che rispecchia a pieno i miei pensieri, infatti è stato praticamente quasi inutile scrivere questo post) riportando qui la citazione di Tom Hodgkinson, tratta dal Guardian :
E’ un sito che incoraggia una competitività inquietante. Oggi sembra che nell’amicizia non conti la qualità, ma solo la quantità: più amici hai, meglio stai. [...]
Facebook è un altro esperimento ipercapitalista. Si possono fare soldi con l’amicizia? E’ possibile creare comunità svincolate dai confini nazionali (e vendergli la Coca-Cola)? Il sito non crea niente di originale. Non fa niente. Si limita a mediare rapporti già esistenti.
I creatori di Facebook non devono fare quasi niente. Se ne restano seduti mentre tre milioni di “Facebook-dipendenti” caricano spontaneamente dati anagrafici, fotografie e liste dei lori prodotti preferiti. Dopo aver costruito questo immenso database di esseri umani, Facebook non fa altro che rivendere le informazioni agli inserzionisti . [...]
E poi, cari utenti di Facebook, avete letto le dichiarazioni del sito sulla riservatezza dei dati? In sostanza vi dice che la privacy non esiste. Facebook si dichiara a favore della libertà, ma in realtà somiglia ad un regime totalitario, virtuale e ideologicamente orientato, con una popolazione che presto supererà quella britannica.

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