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Drakensang (Pc) – Recensione

22 giugno 2009 Tencar Nessun commento

Un occhio nero per i casual gamers, questo è “Ruolo allo stato puro”, gente!

Abbiamo assistito al cambiamento e al lento evolversi (o forse involversi, dipende da che punto si vuol vedere la faccenda) del mercato dei videogames: differenti fasce d’età e di persone si sono lasciate coinvolgere andando a rafforzare la schiera di giocatori (folta) che al giorno d’oggi unisce milioni di utenti.
Se si pensa a qualche tempo fa, questo era un mondo ristretto, quasi elitario, e ciò si rispecchiava anche nei videogiochi prodotti dieci-quindici anni orsono in cui la difficoltà e la longevità media erano sufficientemente elevati, permettendoci di ricevere in dono emozioni indelebili e totale appagamento.
Adesso non è più così e lanciando un’occhiata fugace ai dati di vendita delle console è possibile notare come questa tesi sia supportata da essi: la console più venduta è la Nintendo Wii con il suo best-seller Wii Sports, non proprio due prodotti famosi per la profondità di gioco.
E’ dunque possibile proseguire per questa strada intrapresa prendendo come esempi esemplificativi dei titoli usciti negli ultimi tempi che hanno generato un hype pazzesco: Prey e l’ultimo capitolo di Prince of Persia; cosa li accomuna? L’impossibilità di morire: nel primo, una volta che la barra dell’energia viene ridotta a zero, si entra in una specie di limbo, si affronta qualche nemico e si torna al punto in cui avevamo perso conoscenza mentre per il secondo, nel caso in cui dovessimo sbagliare un salto o essere sbaragliati durante uno scontro, ci penserà la bella Elika a portarci indietro nel tempo e farci tornare in vita.
Tutto questo con buona pace degli Hardcore Gamers che vorrebbero dei prodotti old-style.
Ma in supporto di tutti i giocatori più “duri”, arrivano i ragazzi di Radon Labs che, andando controcorrente, realizzano Drakensang, un RPG dedicato ad un pubblico di nicchia, ovvero i puristi dei giochi di ruolo.

Das Schwarze Auge

Questo è il sottotitolo tedesco di Drakensang, tradotto in inglese con “The Dark Eye” ed in italiano con “Uno Sguardo nel Buio” (scherzosamente “Occhio Nero” nel cappello introduttivo).
Il mondo nel quale è ambientato il titolo distribuito nel nostro bel Paese dalla FX Interactive, prende spunto a piene mani da un gioco di ruolo cartaceo tedesco (sì, proprio di quelli con dadi, carta e penna che esistono ormai da più di 30 anni) di nome “Das Schwarze Auge”, i cui manuali vanno per la maggiore in Germania, come attestano anche i numerosi premi vinti nel corso della sua lunga stori.
Drakensang è ambientato nel mondo di Etrha e per la precisione ad Avestrue, piccolo villaggio che sorge vicino ad un fiume (denominato in maniera molto fantasiosa ‘Grande Fiume’) di Aventuria.
Il nostro avatar virtuale si troverà qui a causa della lettera di un vecchio amico, Ardo, che ci chiede aiuto poiché la sua città, Ferdok (che fra l’altro è anche la capitale della regione), è sconvolta da una serie di omicidi e violenze, lasciandoci intendere che spetterà a noi il compito di supportarlo e venire a capo di questa strana ed intrigante faccenda.

Questo non è un paese per fannulloni

Ovviamente, il primo dei nostri pensieri sarà quello di creare il personaggio scegliendo tra le tre razze disponibili (nani, elfi o umani divisi a loro volta in tre ulteriori sottorazze) e i vari mestieri che possono andare dal ciarlatano, al ladro, passando per il mago o il guaritore. Per chi non vuole accontentarsi degli alter-ego preconfezionati c’è l’interessante “Modalità esperto” che permette di modificare ogni singolo aspetto del nostro futuro avventuriero, come se ci trovassimo davvero davanti ad un master, con la scheda del personaggio in bianco, pronta per essere compilata dalla nostra fida matita.
Gli aspetti fondamentali del nostro avatar sono gli attributi che delineano la sua personalità e le caratteristiche fisiche e che comprendono elementi come la forza, l’intelligenza ed il carisma, fattori che suoneranno molto familiari a tutti coloro che sono esperti dell’affascinante universo dei Giochi di Ruolo cartacei; altri dettagli per tracciare le abilità dell’avventuriero che stiamo creando sono i valori base (Energia astrale per le magie, Vitalità che delinea il numero di ferite che potrà subire e così via), le abilità speciali, gli incantesimi, i mestieri ed i talenti che si dividono in cinque gruppi ovvero fisici, sociali, naturali, conoscenza e artigianali.
Ebbene sì, avete proprio letto bene, artigianali! E’ infatti presente il crafting (termine conosciuto senza dubbio dai giocatori di mmorpg; è un sistema che permette, a partire da materiale trovato, comprato o scambiato, di creare degli oggetti) che, una volta indossato il nostro grembiule, ci potrà permettere di creare pozioni e balsami (Alchimia), armi (Forgia) o archi e frecce (Fabbricazione di Archi).
Ovviamente, come è lecito aspettarsi da un RPG (Role Playing Game, acronimo equivalente a GdR) che si rispetti, completando le varie missioni (o quests) e infilzando i nemici qui e lì, guadagneremo dei punti avventura che faranno evolvere il personaggio, portandolo ad un nuovo livello di esperienza.

Come on Barbie, let’s go party!

Come in tutti i giochi della sua categoria, anche Drakensang : The Dark Eye introdurrà i nuovi utenti al suo mondo gradualmente, tramite delle missioni che fungeranno da tutorial, arricchite grazie a delle graziose finestre che ci spiegheranno per filo e per segno i nostri compiti.
Le prime quests faranno vivere la famosa “Sindrome del postino”, ovvero, un simpatico omino posizionato nel punto A vi dirà cosa fare (uccidi, raccogli, cerca, parla…), voi andrete nel punto B per raggiungere il vostro obiettivo e dunque tornerete, tronfi , al punto A per ricevere l’adeguata ricompensa.
La faccenda inizierà ad essere più intrigante quando, una volta che ci si è rodati, entrerà in gioco il party, ovvero il gruppo che accompagnerà il nostro eroe principale in giro per questo mondo fantastico. La scelta dei membri che comporranno la piccola task-force, quattro tenendo conto anche del nostro avatar, dovrà essere oculata, attenta e precisa. Questo sarà il punto cruciale del gioco, ciò che porterà a completare o no la missione principale, ciò che distinguerà un bravo giocatore da un principiante.
L’equilibrio tra forza bruta, arte comunicativa e magia è fondamentale, creare squilibri porterebbe, in maniera rapida, alla sconfitta.
Una feature originale ci dona la possibilità di parcheggiare in maniera momentanea, all’interno di una casa di nostra proprietà, gli avventurieri che non intendiamo utilizzare e che saranno dunque disponibili in qualsiasi momento.

Intelligenza Artificiale, questa quasi conosciuta

Dopo aver speso tutte queste belle parole, andiamo ad analizzare gli aspetti tecnici di Drakensang, partendo dalla grafica che impressiona positivamente ed è molto piacevole da guardare. Le ambientazioni del gioco di ruolo ‘Das Schwarze Auge’ sono riprodotte fedelmente, così come sono stati realizzati in maniera più che sufficiente i vari personaggi mentre c’è qualche appunto inerente la conpenetrazione di poligoni visto che, se c’è troppa vicinanza tra due avventurieri, si notano le braccia o le gambe di uno scomparire nel corpo del proprio vicino.
I suoni della battaglia e la colonna sonora realizzata da Dynamedion sono emozionanti e coerenti con i vari momenti di gioco mentre il parlato è stato tradotto in Italiano nella solita maniera impeccabile con cui la FX Interactive ha abituato bene i propri utenti.
Una nota negativa è portata dall’intelligenza artificiale dei propri seguaci che, purtroppo, non rispondono sempre attivamente e restano alcune volte troppo indietro rispetto all’azione, lasciandoci soli ad affrontare gli avversari, salvo arrivare quando ormai la situazione è (quasi) compromessa.

Conclusioni

Drakensang : The Dark Eye è un prodotto da acquistare.
Nonostante sia indirizzato ad un pubblico esperto, nulla vieta a chi si avvicina per la prima volta ai GdR di giocarlo, d’altronde la pratica porta alla perfezione.
La grafica ed il comparto sonoro sono buoni e non hanno nulla da invidiare a blockbuster che hanno richiesto molte finanze (altro elemento encomiabile del prodotto è la sua realizzazione a fronte di un budget limitatissimo).
L’unico difetto è, come già detto in fase di recensione, l’intelligenza artificiale dei nostri alleati che talvolta ci lascia solitari durante uno scontro ma crediamo che si possa chiudere un occhio, d’altronde stiamo parlando di un titolo che regalerà circa cinquanta ore di gioco per quel che riguarda la missione principale, molte di più volendo svolgere tutte le varie sottoquests.
La localizzazione, sia nel parlato che nei menù, è ottima, il prezzo è più che competitivo e allora perché farsi sfuggire questa perla?
Consigliatelo anche agli amici, non è mai troppo tardi per giocare di Ruolo.

Voto: 8.8/10

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DC Universe Online (Pc & PS3) – Anteprima

1 aprile 2009 Tencar 1 commento

Indossare la calzamaglia e salvare il mondo : ecco quello che ci propone Sony Online.

In quanti, da ragazzini, leggendo le fantastiche storie dell’Uomo Ragno, Superman, I Fantastici Quattro ed affini hanno sognato di poter vestire, anche almeno per un attimo, quelle tutine attillate, mettere una maschera, armarsi di superpoteri ed andare in giro per la città a sgominare il male?
Tra qualche mese ognuno di noi avrà la possibilità di realizzare questo desiderio con un nuovo MMORPG (Massively Multiplayer Online Role-playing Game) : DC Universe Online.
L’idea non è originalissima, visto che in passato i ragazzi di NCsoft avevano sviluppato e prodotto City of Heroes e City of Villains, gioco ancora attivo al momento e di buona qualità ma che non è riuscito a sfondare.
Ora, forte della licenza ufficiale della DC, Sony Online Entertainment (SOE) ha l’opportunità di dare la caccia a quel capolavoro di World of Warcraft e cercare di rubare lo scettro al prodotto Blizzard (o almeno provare a portare dalla propria parte una fetta di players appassionati alla fantascienza, ai fumetti ed ai videogiochi).

Le notizie date al pubblico sono pochissime e soprattutto molto incerte o frammentate : innanzitutto non c’è una vera e propria data di uscita, si vocifera per l’inizio del 2010, quindi passerà molta acqua sotto i ponti prima di poter mettere le mani su una versione definitiva del gioco.
Durante le interviste rilasciate durante l’ultimo Comic-Con International dai membri della SOE si è appreso che la speranza è quella di creare un tipo differente di MMORPG prendendo come maggiore fonte di ispirazione per lo stile di gioco un videogame uscito quattro anni fa per piattaforme old-gen (Playstation 2, Xbox e Game Cube) intitolato The Incredible Hulk : Ultimate Destruction.
Avendo la possibilità di utilizzare la licenza DC sarà dunque possibile al giocatore interagire con i personaggi famosi delle varie serie a fumetti ed il compito della SOE sarà importante : occorrerà non lasciarsi sfuggire questa occasione perché potremmo trovarci di fronte ad una nuova generazione di giochi online.
Tra buoni e cattivi, finora sono stati confermati oltre 100 personaggi e tra questi spiccano Aquaman, Batgirl, Batman, Batwoman, Capitan Marvel, l’Uomo Torcia, Flash, Lobo, Plastic Man, Robin, Supergirl, Superman, Wonder Woman, Brainiac, Catwoman, Joker, Lex Luthor, Pinguino e Due Facce.
Gli sviluppatori stanno lavorando in maniera da creare un mondo persistente più interattivo di quelli visti finora nei MMORPG, seppur tenendo fede agli elementi chiave dei Giochi di Ruolo quali il sistema di avanzamento di livello e gli inventari.

L’intero universo del gioco sarà territorio di scontri tra la fazione degli heroes (gli eroi buoni) e quella dei villains (le loro nemesi, i cattivi) e, grazie al sistema di quests generate in maniera dinamica, potranno scontrarsi in epiche lotte PvP (Players Versus Players).
Altra feature certa è quella di poter scegliere un paese di nascita per il proprio personaggio, le città svelate finora sono Metropolis (quella di Superman) e Gotham (conosciuta ai più come la cittadina di Batman).
Sarà inoltre possibile scegliere se affiliarsi alla ‘Justice League’ (il gruppo dei buoni) o alla ‘Legion of Doom’ (la sua controparte malvagia), arrivando a parlare soltanto con i membri della propria banda e facendo dunque delle missioni (o quest, per rispettare il gergo dei mmorpg) contrapposte : ammettiamo, per esempio, che i villains abbiano come scopo quello di rubare un furgone pieno di sostanze tossiche al fine di avvelenare l’acqua potabile della città, lo scopo degli eroi sarà dunque quello di proteggere i cittadini impedendo che il mezzo di trasporto venga rubato.
Le idee ed i concetti base messi per ora a disposizione dagli sviluppatori sono di quelli che invogliano a giocare : tutti stanno aspettando di poter avere l’occasione di provare una beta, open o closed che sia.

DC Universe Online userà l’Unreal Engine 3 e, a giudicare dai primi screenshots mostrati finora dai ragazzi della SOA, ci sarà da rimanere a bocca aperta : la grafica pulita e per nulla spigolosa, ricorda da vicino i cartoni animati che siamo abituati a vedere negli ultimi anni.
Nell’attesa spasmodica del 2010, vi ricordo che DC Universe Online uscirà sia per Playstation 3 che per PC ed al momento non ci è dato sapere se, vista la sua natura multiforma, ci sarà la possibilità per gli utenti della console e quelli del computer di incontrarsi per dar vita ad un mondo persistente cross-platform, con le relative limitazioni : sicuramente muoversi e combattere con mouse e tastiera è più comodo e preciso se messo in contrapposizione con un pad.
Ed ora via, che ci fate ancora qui, andate in edicola o in fumetteria per tenervi aggiornati sulle ultime notizie del mondo DC : magari gli eventi del gioco si rifletteranno sui fumetti o viceversa, chi può dirlo?

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Overclocked – A history of violence (Pc) – Recensione

30 marzo 2009 Tencar Nessun commento

Cinque ragazzi, cinque pistole, nessun ricordo ed uno psichiatra con le chiavi per arrivare alla verità.

In una recente intervista, Yoshinori Yamagishi, produttore di Star Ocean : The Last Hope ha affermato testuali parole : «Con film, TV e teatro è più facile controllare le emozioni e i sentimenti dello spettatore, ma nel caso degli sviluppatori di giochi si può sempre pensare a come i giocatori possano reagire ad ogni rappresentazione del personaggio o cambiamento della trama, è un aspetto che possiamo prevedere. Tuttavia dobbiamo fare queste previsioni in un certo anticipo, e incorporarle nel nostro lavoro. Quindi è una sfida più grande. Se riusciamo a superare questa barriera, allora considero il videogioco come un mezzo di comunicazione più grande, che può fornire alla gente esperienze profondamente emozionanti.>>
Sembra che i ragazzi di House of Tales abbiano ascoltato queste parole e, dopo averci deliziato con The Moment of Silence, cercano il fortunato bis con Overclocked – una Storia di Violenza.
Per scoprire se sono riusciti nell’intento di strabiliare il pubblico con una storia emozionante ed originale non resta che continuare a leggere la recensione.

Un protagonista poco eroico

Shakespeare fu, con il suo Amleto, uno dei primi autori a creare l’antieroe, ovvero un personaggio che viola la legge e le convenzioni stabilite della società riuscendo comunque ad ottenere la simpatia del pubblico, risultando comunque il protagonista.
La stessa storia viene riproposta dopo secoli da Overclocked visto che l’uomo intorno al quale ruoterà l’intera avventura è abbastanza anticonvenzionale : David McNamara è un esperto psichiatra di Washington con un passato burrascoso alle spalle durante il quale è stato dapprima congedato con disonore dall’esercito della sua nazione e poi quasi lasciato dalla moglie; verrà messo a capo di un’indagine dal governo degli Stati Uniti, un caso che ha shockato la città di New York e che ci viene narrato dall’introduzione : cinque giovani apparentemente senza identità, sono stati trovati in possesso di armi. Tutto questo potrebbe sembrare normale, ma c’è anche da tenere in conto che questi ragazzi, tutti più o meno coetanei, sono stati trovati maltrattati, in evidente stato di shock e totalmente privi della loro memoria.
Una volta ricoverati all’interno di una casa di cura, lo Staten Island Hospital, che chiuderà in poco tempo, saranno sottoposti alle domande incessanti del nostro buon David che cercherà di capire qualcosa sul loro passato e trovare i punti che, chiaramente, accomunano i cinque ‘stranieri’.

Un cast mica da ridere

Nel proseguo del gioco, oltre ad interpretare il già citato David McNamara, avremo la possibilità di vestire i panni dei cinque pazienti : rivivremo dunque il passato di questi ultimi in prima persona, cercando di venire a capo di questa intricata faccenda.
Naturalmente nel corso dell’avventura avremo a che fare con numerosi altri personaggi .
Tra essi possiamo annoverare il Detective Moretti, poliziotto NewYorkese che farà di tutto per dare fastidio e per mettere pressione al povero David, cercando di fargli risolvere il caso velocemente.
Fondamentale sarà anche il Dottor Young, direttore dello Staten Island Hospital, che, dopo un passato fatto di brillanti ricerche e di successi, si trova a fine carriera imprigionato tra le mura del vecchio ospedale psichiatrico a causa di un esperimento sbagliato nel quale morirono due persone.
Ultima ma non meno  importante, la scorbutica Tamara, infermiera ed assistente del Dottor Young che non farà altro che criticare le nostre decisioni, aiutandoci a malincuore.

Un palmare per amico

Dopo questa rapida carrellata sui personaggi ed i brevi accenni della trama, volutamente corti per evitare spoiler che avrebbero dunque rovinato i vari colpi di scena, andiamo a parlare delle meccaniche di gioco.
Overclocked – Una Storia di Violenza è una classica avventura grafica punta e clicca : nella schermata di gioco, semplice e ben definita, abbiamo l’inventario nella parte bassa dello schermo e basterà cliccare su un oggetto per poterlo selezionare, un successivo click porterà questo oggetto ad interagire con la superficie/altro oggetto/persona scelta.
Per quanto riguarda le azioni ed il movimento, basterà spostare il puntatore sulla zona o sull’oggetto selezionato per veder cambiare il cursore in una lente d’ingrandimento (nel caso in cui ci sia da esaminare un oggetto), in una freccia (nel caso in cui ci dobbiamo spostare da una locazione all’altra) e così via. Sarà inoltre possibile, con un doppio click, far correre il personaggio, perdendo così meno tempo possibile, d’altronde non sempre è bello aspettare i comodi del nostro avatar virtuale, vero?
Un’importante novità, sempre apprezzata dai giocatori di avventure grafiche, è l’introduzione del tasto spazio che ci permette in un attimo di vedere quali sono gli oggetti interessanti dello scenario nel quale ci troviamo.
McNamara userà inoltre un palmare con il quale potrà mettersi immediatamente in contatto con tutti gli altri protagonisti del gioco e nel quale registrerà le sue impressioni e i dialoghi ‘rubati’ durante le sedute d’ipnosi dei suoi pazienti.

Vince ma non convince

Andando a toccare il lato tecnico di Overclocked, rimaniamo con un po’ di amaro in bocca per quanto riguarda la grafica : gli scenari sono ben realizzati, in due dimensioni, mentre i personaggi sono completamente tridimensionali e realizzati con cura ma, purtroppo, ci troviamo di fronte a degli errori grossolani che saltano subito all’occhio; ad esempio nel momento in cui un personaggio vorrà tirare di tasca un oggetto, questo gli comparirà come per magia in mano.
Un altro particolare fastidioso è che il Dottor MacNamara rimarrà sempre con lo stesso vestito in qualsiasi occasione, persino quando torna in albergo e si mette a letto : non per fare i pignoli, ma avere sempre gli stessi abiti addosso, soprattutto dopo alcuni giorni, non rende di certo l’essere umano produttore di un buon odore.
Una volta superati queste piccole discrepanze, non possiamo che rimanere positivamente colpiti dai dialoghi perfetti e interpretati con il giusto pathos ma, purtroppo (o per fortuna) in inglese : potremo visualizzare comunque i sottotitoli in italiano; sono da ammirare i movimenti della bocca dei personaggi ,  coerenti e sincronizzati al parlato.
Una tecnica interessante è quella dello split screen, utilizzata perlopiù durante le telefonate, che consiste nel dividere lo schermo in due parti, facendoci vedere contemporaneamente le due persone al capo del telefono.

Conclusioni

Overclocked – Una Storia di Violenza regala un’ottima trama ed è un buon prodotto : gli enigmi troppo facili ,alcune incoerenze grafiche ed una parte centrale piuttosto ripetitiva e frustrante, non permettono al gioco di raggiungere l’eccellenza, ma chi ama le avventure grafiche deve provarlo ad ogni costo.
La trama è degna di un film ed i dialoghi e le musiche sono azzeccate e tengono sempre alta la tensione.
La giocabilità raggiunge altissimi livelli grazie alla semplice meccanica di gioco che si baserà tutta sul tasto sinistro del mouse per le azioni e sulla barra spaziatrice che evidenzierà i punti caldi.
La longevità si attesta sulle 13 ore, un po’ sotto la media per un gioco del genere, ma possiamo comunque accontentarci.
Ci sentiamo dunque di consigliare caldamente Overclocked agli amanti del genere, invitando i neofiti a guardarsi bene intorno prima di intraprendere questa esperienza di gioco.

Voto: 8.0/10

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Dawn of War II (Pc) – Recensione

16 marzo 2009 Tencar Nessun commento

Direttamente dai tavoli di gioco ai nostri schermi: Dawn of War 2 è finalmente disponibile.

Nel tardo 2004 uscì quello che per lungo tempo è stato uno dei migliori RTS (Real Time Strategy) di sempre, ovvero Dawn of War (DoW per brevità).
Per tutti coloro i quali ignorano l’esistenza di questo titolo, vado a ricordare che DoW altro non è che la trasposizione videoludica di un capolavoro dei boardgames come Warhammer 40.000 e che riuscì a conquistare una grande fetta degli appassionati del gioco da tavolo e degli strategici in tempo reale grazie all’accattivante modalità multiplayer.
Negli ultimi tempi, e questo sarà stato notato anche dal giocatore meno attento, si è sentita la mancanza di un RTS di spessore supportato quindi da una community attiva.
Al momento Starcraft II è distante e, a quasi cinque anni e dopo l’uscita di tre espansioni, abbiamo finalmente la possibilità di giocare il nuovo capitolo del prodotto THQ : riuscirà a soddisfare i cultori della serie ed a conquistare nuovi adepti?
E’ quello che scoprirete nel proseguo della recensione.

Razzismo spaziale?

Dopo l’introduzione, breve ma intensa e realizzata ottimamente, verremo catapultati all’interno della campagna single player.
Qui avremo una grandissima delusione : si potrà giocare soltanto interpretando gli Space Marines, lasciando quindi sconosciute le altre tre razze (che sveleremo più avanti).
Le prime missioni che si andranno ad affrontare non sono altro che un lungo tutorial che permetterà al giocatore di prendere le prime confidenze con le truppe, i comandi, l’eroe, la trama e la modalità di gioco.
Gli esperti di RTS potranno da subito notare che il motore grafico utilizzato per Dawn of War 2 è quello di Company of Heroes e, sebbene l’Essence Engine sia ancora in grado di reggere il colpo, certamente, a distanza di due anni e mezzo avremmo potuto pretendere qualcosa di più anche se, mettendo a confronto DoW 2 con gli altri giochi dello stesso genere, ci accorgiamo che la qualità grafica è superiore alla media e questo comporta, ovviamente, un leggero prezzo da pagare dal punto di vista dei requisiti per poter far girare degnamente il gioco.
Tornando alla campagna, oltre ad essere piacevole da giocare e sufficientemente lunga (soprattutto di questi tempi in cui molti giochi sono estremamente brevi, per venire incontro alle esigenze del giocatore medio, ma questa è un’altra storia) è anche ben realizzata sotto l’aspetto della trama, avremo spesso a che fare con gustosi video di intermezzo, con dialoghi puntuali, precisi ed attinenti, però in inglese (con sottotitoli nella nostra madre lingua : il gioco è completamente localizzato in italiano, ad eccezione dei suddetti dialoghi).

Il Gioco di Ruolo non guasta mai

I ragazzi dello studio THQ si sono impegnati per dare vita ad un gioco immediato e facile da imparare : ci accorgeremo sin dalle prime fasi che la costruzione di edifici sarà molto trascurata per far posto alla creazione di un esercito, neanche troppo numeroso a causa del cap limit (limite di unità che si possono produrre) piuttosto basso.
La tattica con la quale affronteremo le varie missioni sarà dunque fondamentale considerato l’esiguo numero di risorse che avremo a disposizione : pare proprio che Dawn of War 2 sia un gioco incentrato principalmente sugli scontri a fuoco tra le opposte fazioni.
I temi principali della campagna singol-player saranno fondamentalmente due, ovvero la distruzione di un particolare personaggio nemico oppure la difesa (o l’attacco) di alcuni punti crociali della mappa.
Sono presenti alcuni temi cari ai giocatori di RPG (role-playing game), infatti è possibile far evolvere il proprio esercito in svariati modi : una volta completate le missioni rispettando tutti gli obiettivi e quindi con punteggi alti, sarà possibile assegnare ad ognuna delle nostre truppe delle abilità speciali che potranno risultare molto utili negli scontri più accesi e difficili; sono inoltre presenti all’interno della mappa dei potenziamenti che potremo utilizzare per accrescere la forza dei nostri commilitoni.
Una piacevole sorpresa, che accresce notevolmente la longevità del gioco singolo, è la possibilità di affrontare l’intera campagna in compagnia (scusate il gioco di parole non voluto) di un nostro amico, su rete locale o tramite internet.

4 Razze per Domarli Tutti

Andiamo dunque ad elencare finalmente le razze disponibili per quel che riguarda il gioco multiplayer.
Potremo scegliere chiaramente i protagonisti della campagna principale, ovvero gli Space Marines.
Sono senza dubbio la migliore scelta per quei giocatori esperti che li prediligono grazie alla completezza tattica, sarà infatti possibile costruire unità per far fronte a quasi tutte le minacce apportate dagli altri eserciti.
Questa versatilità verrà però pagata da un numero minore di soldati disponibili : il cap limit è infatti più basso rispetto a quello delle altre razze.
Andando avanti troviamo i divertenti Orki (si scrive proprio con la k) : saranno grezzi, saranno rumorosi, ma sono veramente uno spasso da giocare, soprattutto per le urla di battaglia che sentiremo ogni volta che li andremo a selezionare.
Sono l’esercito più facile da utilizzare per quanto detto prima, sono comunque numerosi e, anche grazie ai tre eroi selezionabili, possono essere devastanti soprattutto all’inizio di ogni match.
E’ ora il momento di parlare degli Eldar, una delle razze più utilizzate nel precedente capitolo : essi hanno una natura ‘stealth’ ovvero sono silenziosi e letali : come gli Space Marines hanno un limitato numero di soldati producibili sopperito agilmente dalla spaventosa forza delle singole unità : sono parecchio difficili da controllare e richiedono dunque molta esperienza.
La novità di Dawn of War 2 è portata dai Tiranidi, alieni veramente brutti da guardare che, come gli Orki, fanno del numero il loro punto di forza.
C’è poca varietà di unità e quindi, ovviamente, saranno avvantaggiati nelle prime fasi di scontro ma dovranno fare i conti con la loro scarsa resistenza ai colpi.
Ogni razza ha una propria risorsa globale che può utilizzare in qualsiasi momento per attivare delle potenti abilità speciali : per quanto riguarda gli Space Marines, la risorsa globale è il Fervore, per gli Orki la Waaagh!, per gli Eldar la potenza psichica e la biomassa per i Tiranidi.

Tanti amici con cui giocare in così poco spazio

L’aspetto multiplayer di DoW 2 è molto curato : il gioco si appoggia sulla piattaforma Live di Windows (quella utilizzata dall’XBox 360 per intenderci) e quindi sarà sempre abbastanza facile trovare avversari con cui giocare, soprattutto tenendo conto che ESL (Electronic Sports League) ha deciso di puntare molto sul prodotto di casa THQ arrivando ad inserire il gioco in EMS (che sarebbe la Champions League dell’e-sports, un torneo europeo con in palio bei soldoni).
Purtroppo c’è da notare che le mappe sono poche : 3 per quanto riguarda l’uno contro uno e 5 per il tre contro tre ma siamo certi che ne verranno aggiunte delle altre ufficiali o perlomeno create dai modder.
Le modalità di gioco sono due e vanno dall’annientamento, dove ovviamente dovremo distruggere completamente l’esercito avversario, al controllo di punti vittoria, nel quale per vincere dovremo controllare delle particolari zone strategiche per un determinato lasso di tempo.

Conclusioni

Dawn of War 2 è un prodotto concepito con impegno e cura dei particolari e sarà molto amato dagli amanti degli RTS e non solo : a causa dello scarso lato “manageriale” portato dai pochi edifici costruibili, potrebbe essere amato anche da quella fetta di giocatori che preferiscono gli scontri veri e propri alle interminabili costruzioni.
La grafica è ben realizzata anche se, come già detto, è leggermente esosa in termini di risorse, ma lascia indubbiamente soddisfatti; il sonoro per quello che riguarda le truppe è ripetitivo e presto ci stancheremo di sentirlo (tranne per gli Orki), mentre la musica è sempre azzeccata ed accompagnerà il gioco in maniera piacevole.
Il sistema di comandi è semplice e lineare, quindi perfetto : tasto destro o drag & drop per selezionare le truppe, tasto sinistro per dare i comandi, nulla di più facile.
La longevità è alta sia vista la lunghezza della campagna singola, sia vista l’affollatissima community presente nei server e lo spuntare di nuove competizioni online.
Nel complesso non possiamo che promuovere DoW 2 affibbiandogli il titolo di miglior RTS multiplayer degli ultimi anni (attendendo sempre StarCraft II che adesso ha un rivale del suo spessore).

Voto: 8.8/10

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Battleforge (Pc) – Anteprima

10 marzo 2009 Tencar Nessun commento

Prendere un chilo di carte collezionabili, mischiarle con una grande dose di RTS e, a fine cottura, aggiungere un pizzico di MMORPG : Battleforge è servito! A tavola, o meglio, alla tastiera.

Lo studente Richard Garfield, all’inizio degli anni ‘90, venne a contatto con il direttore esecutivo della Wizards of The Coast. Dopo avergli proposto la produzione di un gioco da tavolo intitolato RoboRally ed aver ricevuto una risposta negativa, tornò con una nuova idea : un gioco di carte collezionabili chiamato Mana Clash. Nel 1993, quel GCC (Gioco di Carte Collezionabili, per l’appunto), il primo ed unico (allora) nel suo genere, si presentò al grande pubblico con il nome di Magic : The Gathering e, partito in sordina, è tuttora arrivato alla veneranda età di 16 anni, annoverando la bellezza di 10 edizioni base, 40 espansioni e 8 edizioni premium. Non male per delle “figurine”!
Nonostante alcune imitazioni (come ad esempio Yu-Gi-Oh! o il più recente gioco ispirato a World of Warcraft) Magic è ancora il leader nel suo campo, dimostrando dunque che l’idea di Garfield fu assolutamente azzeccata.
Presa la palla al balzo, EA decide di lanciarsi in una nuova sfida proponendo la risposta a questo quesito : cosa succede se prendo un gioco di carte collezionabili, lo trasformo in un RTS (Real Time Strategy) e permetto a più giocatori di sfidarsi in rete?

A fine mese sapremo se l’idea Electronic Arts avrà il successo che gli sviluppatori tedeschi attendono ma andiamo con ordine.
In Battleforge sappiamo che ci saranno la bellezza di 200 carte, divise in base alla rarità (proprio come succede per Magic, ci saranno carte comuni, non comuni e rare) ed ognuna di queste avrà un colore differente; ogni colore corrisponde ad un particolare elemento : il ghiaccio verrà rappresentato dal blu ed avrà caratteristiche difensive, il fuoco dal rosso che baderà per lo più all’aggressività, la natura dal verde la cui peculiarità sarà il controllo mentre l’ombra è di colore viola ed avrà come attributo il rischio.
La carta dispone di vari attributi : il nome che la identifica, il costo in energia e le sfere (mana) di cui abbiamo bisogno per attivarla, le abilità a disposizione, la rarità e gli attributi di danno e vita nel caso in cui sia una carta creatura.
Come avrete già capito, Battleforge non è un semplice gioco di strategia come tutti gli altri : in ogni mappa ci saranno fonti di energia e sfere di cui necessitiamo per giocare le varie carte, mentre il potere speso per ciascuna carta verrà bruciato e bisognerà aspettare del tempo prima che questo venga ricaricato, le sfere non verranno consumate ma rimarranno a disposizione finché un altro giocatore non le conquisterà.
Quindi senza dover costruire edifici per trincerarsi in difesa, sarà cura del giocatore dapprima cercare di accaparrarsi le sfere e le sorgenti di energia per poi iniziare a ‘scendere’ quante più carte possibili : questa sarà la parte più complicata e coinvolgente del gioco: quale tattica sarà la migliore? Converrà costruire un mazzo di creature meno potenti ma più agili che è possibile giocare da subito oppure si potrà vincere con pochi mostri massicci?

Le modalità di gioco sono varie e vanno dal PvE (player versus environment) nel quale uno, due, quattro o dodici giocatori potranno sfidare avversari guidati dalla cpu con lo scopo di guadagnare punti esperienza per far evolvere le proprie creature e punti BF che potranno essere utilizzati per acquistare carte nelle case d’aste (le auction house già presenti in molti MMORPG), al PvP (player versus player) nel quale due giocatori si scontreranno al fine di vincere le carte dell’avversario e scalare la classifica mondiale.
Con l’acquisto del gioco base sarà possibile avere a disposizione 120 carte e, per ottenere le rimanenti, si potranno acquistare pacchetti aggiuntivi contenenti 8 carte, effettuare scambi o utilizzare le già citate auction house.

Diciamoci la verità, c’è tanta carne a fuoco e, per stabilire l’esatto successo di quello che potrebbe essere un capolavoro, bisognerà aspettare la reazione del pubblico : in questo tipo di giochi infatti c’è necessità di avere una community affollata e particolarmente interessata.
Il prodotto potrebbe sembrare dedicato ad una piccola fetta di players ma, a giudicare dall’afflusso di giocatori che stanno provando l’open beta, ci sono buone speranze.
E’ possibile scaricare a questo indirizzo il client (http://na.llnet.battleforge.ea.com/u/f/eagames/battleforge/battleforge/beta/installer/BattleForgeInstall.exe) per provare l’esperienza e decidere a posteriori se comprare o meno il gioco, un’ottima scelta quella della EA che viene in contro alle esigenze di molti evitando di far acquistare la versione finale del videogame a scatola chiusa.
Dopo un download lungo una vita, ho avuto la possibilità di constatare di persona che la grafica senza ombra di dubbio non è eccelsa ma non sfigura se messa a confronto con altri RTS e la giocabilità si mantiene su buoni livelli, lasciandomi con un motivato ottimismo.
Attendiamo le mosse di EA ed i prezzi relativi al gioco base e successivi booster pack.
Ci troveremo di fronte ad un nuovo fenomeno di massa?
Ai posteri l’ardua sentenza.

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