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L’Era Glaciale 3: L’Alba dei Dinosauri (Pc) – Recensione

5 settembre 2009 Tencar Nessun commento

Se siete fan della serie “L’Era Glaciale”, come farete a resistere all’idea di prendere il controllo dei vostri personaggi preferiti?

Dopo averci deliziato con chicche come Spyro e Crash Bash, i ragazzi di Eurocom ci riprovano realizzando ‘L’Era Glaciale 3: L’Alba dei Dinosauri’ nella speranza di bissare il successo dei titoli appena ricordati.
Il gioco ricalca per grandi linee il film di animazione uscito nelle sale cinematografiche proprio in questi giorni, narrando le avventure di Sid e le peripezie compiute da Buck, Manfred ed Ellie per liberarlo dalle grinfie dei dinosauri che non si sono estinti ma nascosti in una grotta sotterranea nella quale, convivono tra di loro in maniera non proprio pacifica: di certo un Tyrannosaurus Rex non ha proprio un caratterino docile e non è molto di compagnia.

Un platform con tantissime sfaccettature

L’Era Glaciale 3: L’Alba dei Dinosauri è, in linea di massima, un platform 3D che però ci permette, in alcuni livelli, di cambiare decisamente l’approccio al gioco, permettendo, ad esempio, di vivere le atmosfere di uno sparatutto 2D a scorrimento orizzontale come RType.

A parte le eccezioni descritte qualche riga fa, il canovaccio del gioco prosegue per i binari classici a cui i platform ci hanno abituato: si salta da una piattaforma all’altra, si passa sopra qualche nemico, si raccolgono oggetti e si prosegue verso il passo successivo.
L’accumulo di ciliegie sparse per i vari quadri, nascoste all’interno di alberi o cespugli, o intrappolate in cubi di ghiaccio e miele permetterà al giocatore di acquisire bonus da comprare all’interno di un negozio che vanno dall’aggiunta di un punto ferita (il personaggio sarà dunque più resistente e potrà subire un danno in più), ai caricatori per armi più capienti, alle modalità di gioco multiplayers, ai diamanti, pietre preziose che ci permetteranno di sbloccare nuove opzioni.

Il motore grafico utilizzato per L’Era Glaciale 3 è ben realizzato e la fisica che governa il mondo di Sid e compagni si attesta ben oltre la sufficienza grazie alle ottime animazioni ed alla cura di particolari: passando sulla neve, potremo scorgere le orme lasciate dal nostro avatar e correndo velocemente su un cumulo di foglie secche vedremo queste volteggiare alle nostre spalle.
Durante le scene di intermezzo, sembra di vivere il film e si può apprezzare l’ottimo doppiaggio, con uno scambio di battute che strapperà più di una risata, specialmente quando i protagonisti sono Sid (il bradipo) ed Eddie e Crash (i due opossum).
I vari tempi di caricamento tra una scena e l’altra sono fortunatamente ridotti e permettono di non attendere troppo tra un livello e l’altro.

Nel corso del gioco avremo la possibilità di interpretare Sid, Manfred (il mammuth), Diego (la tigre dai denti a sciabola), Scrat (lo scoiattolo che probabilmente è il personaggio più famoso della serie) e Buck (la donnola); ognuno di essi avrà un ruolo particolare nella storia, soprattutto Scrat che, insieme al suo amore Scrattina, si troverà protagonista di livelli in 2D che ricordano da vicino platform come Sonic.

Ognuno dei nostri simpatici animaletti inoltre, nel corso del gioco, commenterà con ironia tagliente l’azione con delle citazioni sempre azzeccate, tratte da fumetti e film (emozionanti le frasi “Fletto i muscoli e sono nel vuoto”  tratta da Rat-man ed “Escono dalle pareti” presa in prestito da Alien).
Per completare l’analisi del comparto sonoro, troviamo le musiche azzeccate e suggestive, in tema con quelle apprezzate nel corso del film.

L’Era Glaciale 3 si gioca principalmente pigiando quattro tasti, escludendo quelli direzionali: il tasto per saltare, mirare, sparare e fare un’azione speciale ed è quindi alla portata di tutti, anche degli utenti più piccoli di età ai quali sembra destinato.
La tesi della relativa facilità è sostenuta anche dalle infinite vite: ogni qualvolta ci capiterà di perdere tutte le energie o sbagliare un salto, torneremo semplicemente all’ultimo checkpoint, pronti a risostenere l’ultimo ostacolo che ci ha tolti di mezzo e potremo ripetere sempre tutto ad libidum.

Conclusioni

L’Era Glaciale 3: L’Alba dei Dinosauri è un piacevole passatempo: si gioca facilmente e scorre via divertendo nel giro di 10 ore (un po’ di più nel caso in cui si vogliano raccogliere tutti i diamanti utili per sbloccare opzioni bonus) ma la longevità è aumentata grazie alla modalità multiplayer nella quale potremo affrontare fino a 4 amici in divertenti sottogiochi nei quali dovremo raccogliere più bacche dei nostri avversari, buttarli fuori da un ring fatto di ghiaccio e così via.
Lo schema classico dei platform 3D viene rispettato (raccogli,raggiungi la piattaforma in alto,uccidi i nemici e poi il boss), salvo poi saltare nel momento in cui guideremo Scrat o Diego: in quelle occasioni ci troveremo davanti a livelli classici di un platform 2D (alla SuperMario Bros, per intenderci) o agli Sparatutto a scorrimento orizzontale tipici degli anni 80 (come il già citato RType) e infine a veri e propri inseguimenti che sembrano prendere spunto da Mario Kart.

Un prodotto consigliato ai fan della serie ed a tutti quelli che cercano un platform leggero e divertente

Voto: 6.8/10

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Stormrise (Pc) – Recensione

10 luglio 2009 Tencar Nessun commento

Storm rise: potranno gli appassionati di Real Time Strategy fare lo stesso?

The Creative Assembly sviluppa giochi dal lontano 1987, quando fu creata da Tim Ansell.
Nel corso dei suoi 22 anni di storia ha creato molti titoli, realizzato porting da Dos ad Amiga, lavorando, tra le altre, per Electronic Arts e Sega.
Tra le produzioni più interessanti, possiamo annoverare Medieval: Total War e Rome: Total War, piccoli capolavori che hanno permesso alla casa inglese di essere conosciuta da molti giocatori, lasciando soddisfatti parecchi appassionati.
Negli ultimi tempi vi è stato un autentico proliferare di Real Time Strategy (RTS) e quindi per cercare di emergere dal gruppo avendo il favore del pubblico c’è bisogno di idee, innovazione ed inventiva.
Riuscirà questo nuovo prodotto, disponibile sia per la Console di casa Microsoft, XBox 360, sia per Playstation3, sia per i nostri amati Personal Computer, a portare quel qualcosa in più, movimentando la massa e stupendo tutti?
Nella speranza che non siate corsi subito a leggere il voto della recensione, la risposta a questa domanda l’avrete continuando a leggere le prossime righe.

L’eterna lotta tra il bene ed il male

La trama di Stormrise non è troppo originale e si rivela abbastanza scontata, andando a toccare tutti i cliché del genere fantascientifico: il declino ambientale della Terra diviene un problema ed i migliori scienziati trovano una soluzione entusiasmante e veramente geniale, ovvero congelare la razza umana per far sì che fosse scongelata dopo qualche tempo, una volta passata la violenta crisi, con il nostro caro pianeta reso nuovamente abitabile.
Ovviamente i “frigoriferi” predisposti dai vari governi non sono sufficienti per racchiudere tutta la popolazione mondiale generando quindi fenomeni di isterismo di massa e, alla fine, solo in pochi riuscirono a sopravvivere.
Tra tutti gli esclusi ci furono pochi che continuarono a resistere, evolvendosi ed arrivando ad assumere forme molto lontane da quelle umane, costretti a vivere in un ambiente che definire ostile è un eufemismo; assistiamo in questo modo alla nascita dei Sai, umanoidi con i sensi e le capacità fisiche particolarmente sviluppate, ma privi di grandi mezzi tecnologici.
I ghiaccioli scongelati invece prendono il nome di Echelon, conservano ancora la loro forma umana e gran parte delle conoscenze scientifiche. Il loro scopo è mantenere la pace sulla Terra, occupandosi in modo fermo e deciso dei ribelli che potrebbero mettere nuovamente a repentaglio la sicurezza di tutti.

La verticalità

Come già spiegato nel cappello introduttivo, occorrono originalità e innovazione per fare di un RTS un successo: andiamo dunque ad analizzare le novità apportate da Stormrise al mondo degli strategici.
In primis, si può notare come le varie mappe e gli scenari di gioco sono sviluppati non solo in maniera orizzontale, ma anche verticale: sarà possibile, durante una missione, posizionare le proprie truppe sull’ultimo piano di un palazzo, controllando in maniera opportuna il campo di battaglia e quindi godendo di un notevole vantaggio tattico.
In secondo luogo, essendo questo un titolo multipiattaforma, assistiamo alla nascita di un sistema di controllo usabile sia dagli utenti PC, fieri possessori di mouse e tastiera, sia dai possessori di console che utilizzano un pad. Ad un primo colpo d’occhio, l’interfaccia creata con il sistema Whip Select (Selezione Aggancio) pare azzeccata, efficace e veloce. Le truppe appartenente al giocatore vengono segnalate sullo schermo tramite delle particolari icone poste al bordo del video e, tramite il tasto destro del mouse, è possibile far apparire un cono di luce e selezionare dunque i soldati e, fintanto che si ha a che fare con poche unità, tutto risulta parecchio facile; il problema sorge nelle fasi avanzate del gioco, nelle quali le icone prolificheranno, andando spesso a sovrapporsi e risultando molto difficili da gestire.

Bello da vedere

La realizzazione grafica di Stormrise è indubbiamente lodevole, le truppe sono realizzate in maniera dettagliata mentre gli edifici e gli scenari sono coerenti con l’ambientazione futuristica e fantascientifica permettendo, come già accennato prima, di godere una visione dall’alto di una buona porzione di mappa.
Una grandissima nota dolente è però portata dalla scarsissima intelligenza artificiale che influenzerà, in maniera molto negativa, il voto finale: ci troveremo spesso di fronte a delle truppe nemiche dotate del cervello di un Lemming (celebre puzzle game del 1991, nel quale occorreva salvare delle piccole creature che procedevano camminando in avanti, senza preoccuparsi di ostacoli, fiumi, lava o altro). La tattica degli avversari è sempre prevedibile, monotona e ben presto ogni missione perde mordente, risultando molto facile e banale anche per giocatori di primo pelo.

Presentat arm!

Come è lecito aspettarsi, ognuna delle due fazioni, avrà unità differenti.
Per gli Echelon saranno disponibili, tra gli altri, come truppe di terra gli Esecutori, gli Infiltratori e le Sentinelle, come veicoli i Cacciatori, gli Inseguitori e l’Eclissi, che ha una potenza simile a quella di una Morte Nera di Star Warsiana memoria; d’altro canto, i Sai faranno affidamento su unità terrestri come Ranger e Guerrieri e su veicoli come Scorpioni e Aracnobot.
Il sonoro e le musiche incalzanti sono realizzate in maniera sufficiente ma c’è una pecca gigante per quel che riguarda i prerequisiti : Stormrise funziona soltanto su una macchina che dispone del Sistema Operativo Windows Vista.
Non si capisce il motivo di questo Harakiri compiuto in maniera oseremmo dire folle da parte dei ragazzi di The Creative Assembly, dato che una grande parte di utenti continua ad utilizzare il buon vecchio e funzionante Windows XP; i requisiti tecnici non sono fortunatamente eccessivi, permettendo al titolo di girare con un framerate accettabile su un qualsiasi pc di fascia media.

Conclusioni

Stormrise parte da un’ottima idea, sviluppata in maniera imprecisa e svogliata: dai creatori della serie Total War era doveroso e lecito aspettarsi molto di più.
Il titolo Sega inizia bene ma perde mordente fin dalla seconda missione, costringendo i giocatori a lasciarlo subito perdere, andando alla ricerca di qualche titolo più impegnativo e maturo.
Nonostante una buona realizzazione grafica, il sistema di controllo parecchio confusionario e la scarsissima intelligenza artificiale causerà non poca frustrazione.
Un’ulteriore nota negativa è apportata dall’insana idea di permettere al gioco di girare soltanto grazie al sistema operativo Windows Vista, tagliando di fatto parecchi acquirenti.
La longevità è molto bassa a causa delle poche missioni e neanche uno scarno multiplayer è utile per risollevare la situazione. Games for Windows Live è la piattaforma utilizzata per cercare avversari online e farà felici tutti i cacciatori di obiettivi che vogliono rimpinguare il proprio punteggio.
The Creative Assembly avrà modo di rifarsi, magari prendendo spunto dalle novità portate da questo titolo, andando a realizzare un seguito affascinante e carismatico.

Voto: 4.7/10

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Crazy Machines 2 (Pc) – Recensione

7 luglio 2009 Tencar Nessun commento

“Caspita, a cosa serve questo aggeggio gigante?” “A portare la pallina da tennis da lì a qui” “Ah…”

Che bella, la Fisica

Questa meravigliosa scienza vivrà sui nostri PC con tutte le sue sfumature affascinanti, misteriose e quasi magiche grazie a Crazy Machines 2, il secondo capitolo di questo Puzzle Game che ebbe inizio 4 anni fa, ad opera del team tedesco Fakt Software.
Crazy Machines 2, così come il suo predecessore, nasce dall’idea di Reuben Garret Lucius Golberg meglio conosciuto con il soprannome Rube, un famoso autore di fumetti statunitense che vinse fra l’altro un Premio Pulitzer.
Quale è dunque la creazione di questo fumettista?
Realizzò, in alcune illustrazioni piuttosto “bizzarre”, delle macchine complicatissime che portavano a termine compiti semplici, come ad esempio spremere un tubetto di dentifricio.
Le Rube Golberg Machines sono dunque dei marchingegni incredibili, che sfruttano tutte le varie leggi delle fisica al fine di realizzare delle azioni della vita di tutti i giorni e, per vedere queste macchine in funzione, basta cercare su Youtube per rendersi conto di quanto la gente sia ingegnosa e folle (soprattutto i Giapponesi sembrano dedicarsi con passione a questo “passatempo”) l’idea che è alla base di tutto il gioco.
Il prodotto portato in Italia da FX Interactive ci da quindi l’opportunità di diventare ingegneri e di realizzare, senza problemi di materiali, costi o spazio, questi macchinari.
Riuscirà Crazy Machines 2 a perpetrare questo scopo lasciando soddisfatti gli scienziati-giocatori?

E = mc²

Anche se effettivamente potrebbe servirci, non dovremo stare a scomodare la teoria della relatività formulata da Albert Einstein (che viene citato nel gioco dato che il nostro mentore gli assomiglia in maniera pazzesca dati i baffoni, i capelli bianchi scompigliati ed il camice) e le nostre conoscenze fisiche.
La struttura del gioco è piuttosto lineare: avremo un compito che può essere quello di portare, come già detto in precedenza, un oggetto da una parte all’altra, di prendere una papera di gomma, di rompere degli oggetti lasciandone integri altri e così via.
Al giocatore verrà lasciata carta bianca, potrà utilizzare un quantitativo limitato di oggetti e, con nessun limite di tempo, potrà prendersi la libertà di portare a termine l’obiettivo fissato dalla missione (che avrà anche uno scopo secondario, al fine di farci guadagnare un maggiore quantitativo di punti).
Le missioni proposte da Crazy Machines 2 sono 160, incluse 10 di tutorial che serviranno a presentare ai vari players inesperti le meccaniche di questo intrigante puzzle game.
Come si intuisce, la struttura del gioco è molto semplice: inizio missione-piazzamento oggetti-fine missione ma, nonostante questo, ha il sufficiente carisma che riuscirà ad accalappiare quanti più apprendisti scienziati possibili andando a mantenere sempre viva la voglia di vedere cosa ha in mente per noi il caro professore baffuto.
Ogni livello consta di alcuni elementi fissi che non possono essere utilizzati e dall’inventario di elementi mobili presenti nella parte bassa della schermata, che potremo montare a nostro piacimento.

Cos’è il genio? E’ fantasia, intuizione, colpo d’occhio e velocità di esecuzione

Dal punto di vista grafico, Crazy Machines 2 si lascia apprezzare grazie a questa sorta di 2D e mezzo: ai fondali statici, realizzati alcune volte in maniera un po’ approssimativa, dando un po’ di fastidio al giocatore che potrebbe avere delle difficoltà a distinguere alcuni elementi utili di gioco, si contrappongono gli oggetti dinamici che ci renderanno possibile concludere l’esperimento.
Ogni attrezzo è ben realizzato, facendo capire la cura con cui i ragazzi della Fakt Software hanno programmato questo gioco.
Il sonoro è ben definito anche se la musica alcune volte risulta essere fuori luogo e con ogni probabilità in molti la disattiveranno tramite le opzioni.
Il motore fisico, com’è giusto che sia, è stato creato in maniera precisa sotto ogni punto di vista e lascia un senso di appagamento una volta superata la prova.
Due punti di forza che ormai contraddistinguono tutti i prodotti FX Interactive sono l’ottimo prezzo competitivo e la localizzazione: sia la parte scritta dei menù e tutorial, sia la parte parlata (la voce di Doc, il nostro professore), sono state tradotte in maniera impeccabile e questo è senza dubbio un punto a favore del gioco.
Per chiudere il quadro tecnico, non si può non citare la presenza dell’editor che permetterà ad ognuno di creare il proprio laboratorio con i propri livelli ed in seguito di condividerli con tutti gli altri membri della community tramite Internet: dunque oltre ai 160 livelli propri di Crazy Machines 2, potremo giocarlo all’infinito, scaricando le creazioni altrui e mettendoci sempre in gioco con obiettivi differenti.
Ci sentiamo dunque di consigliare questo prodotto che coinvolgerà sia i casual gamers in cerca di un rompicapo con cui dilettarsi nelle pause, sia i giocatori più hardcore che potrebbero trovare, tra le missioni presenti in download create da altri, pane per i loro denti.

Voto: 7.7/10

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Drakensang (Pc) – Recensione

22 giugno 2009 Tencar Nessun commento

Un occhio nero per i casual gamers, questo è “Ruolo allo stato puro”, gente!

Abbiamo assistito al cambiamento e al lento evolversi (o forse involversi, dipende da che punto si vuol vedere la faccenda) del mercato dei videogames: differenti fasce d’età e di persone si sono lasciate coinvolgere andando a rafforzare la schiera di giocatori (folta) che al giorno d’oggi unisce milioni di utenti.
Se si pensa a qualche tempo fa, questo era un mondo ristretto, quasi elitario, e ciò si rispecchiava anche nei videogiochi prodotti dieci-quindici anni orsono in cui la difficoltà e la longevità media erano sufficientemente elevati, permettendoci di ricevere in dono emozioni indelebili e totale appagamento.
Adesso non è più così e lanciando un’occhiata fugace ai dati di vendita delle console è possibile notare come questa tesi sia supportata da essi: la console più venduta è la Nintendo Wii con il suo best-seller Wii Sports, non proprio due prodotti famosi per la profondità di gioco.
E’ dunque possibile proseguire per questa strada intrapresa prendendo come esempi esemplificativi dei titoli usciti negli ultimi tempi che hanno generato un hype pazzesco: Prey e l’ultimo capitolo di Prince of Persia; cosa li accomuna? L’impossibilità di morire: nel primo, una volta che la barra dell’energia viene ridotta a zero, si entra in una specie di limbo, si affronta qualche nemico e si torna al punto in cui avevamo perso conoscenza mentre per il secondo, nel caso in cui dovessimo sbagliare un salto o essere sbaragliati durante uno scontro, ci penserà la bella Elika a portarci indietro nel tempo e farci tornare in vita.
Tutto questo con buona pace degli Hardcore Gamers che vorrebbero dei prodotti old-style.
Ma in supporto di tutti i giocatori più “duri”, arrivano i ragazzi di Radon Labs che, andando controcorrente, realizzano Drakensang, un RPG dedicato ad un pubblico di nicchia, ovvero i puristi dei giochi di ruolo.

Das Schwarze Auge

Questo è il sottotitolo tedesco di Drakensang, tradotto in inglese con “The Dark Eye” ed in italiano con “Uno Sguardo nel Buio” (scherzosamente “Occhio Nero” nel cappello introduttivo).
Il mondo nel quale è ambientato il titolo distribuito nel nostro bel Paese dalla FX Interactive, prende spunto a piene mani da un gioco di ruolo cartaceo tedesco (sì, proprio di quelli con dadi, carta e penna che esistono ormai da più di 30 anni) di nome “Das Schwarze Auge”, i cui manuali vanno per la maggiore in Germania, come attestano anche i numerosi premi vinti nel corso della sua lunga stori.
Drakensang è ambientato nel mondo di Etrha e per la precisione ad Avestrue, piccolo villaggio che sorge vicino ad un fiume (denominato in maniera molto fantasiosa ‘Grande Fiume’) di Aventuria.
Il nostro avatar virtuale si troverà qui a causa della lettera di un vecchio amico, Ardo, che ci chiede aiuto poiché la sua città, Ferdok (che fra l’altro è anche la capitale della regione), è sconvolta da una serie di omicidi e violenze, lasciandoci intendere che spetterà a noi il compito di supportarlo e venire a capo di questa strana ed intrigante faccenda.

Questo non è un paese per fannulloni

Ovviamente, il primo dei nostri pensieri sarà quello di creare il personaggio scegliendo tra le tre razze disponibili (nani, elfi o umani divisi a loro volta in tre ulteriori sottorazze) e i vari mestieri che possono andare dal ciarlatano, al ladro, passando per il mago o il guaritore. Per chi non vuole accontentarsi degli alter-ego preconfezionati c’è l’interessante “Modalità esperto” che permette di modificare ogni singolo aspetto del nostro futuro avventuriero, come se ci trovassimo davvero davanti ad un master, con la scheda del personaggio in bianco, pronta per essere compilata dalla nostra fida matita.
Gli aspetti fondamentali del nostro avatar sono gli attributi che delineano la sua personalità e le caratteristiche fisiche e che comprendono elementi come la forza, l’intelligenza ed il carisma, fattori che suoneranno molto familiari a tutti coloro che sono esperti dell’affascinante universo dei Giochi di Ruolo cartacei; altri dettagli per tracciare le abilità dell’avventuriero che stiamo creando sono i valori base (Energia astrale per le magie, Vitalità che delinea il numero di ferite che potrà subire e così via), le abilità speciali, gli incantesimi, i mestieri ed i talenti che si dividono in cinque gruppi ovvero fisici, sociali, naturali, conoscenza e artigianali.
Ebbene sì, avete proprio letto bene, artigianali! E’ infatti presente il crafting (termine conosciuto senza dubbio dai giocatori di mmorpg; è un sistema che permette, a partire da materiale trovato, comprato o scambiato, di creare degli oggetti) che, una volta indossato il nostro grembiule, ci potrà permettere di creare pozioni e balsami (Alchimia), armi (Forgia) o archi e frecce (Fabbricazione di Archi).
Ovviamente, come è lecito aspettarsi da un RPG (Role Playing Game, acronimo equivalente a GdR) che si rispetti, completando le varie missioni (o quests) e infilzando i nemici qui e lì, guadagneremo dei punti avventura che faranno evolvere il personaggio, portandolo ad un nuovo livello di esperienza.

Come on Barbie, let’s go party!

Come in tutti i giochi della sua categoria, anche Drakensang : The Dark Eye introdurrà i nuovi utenti al suo mondo gradualmente, tramite delle missioni che fungeranno da tutorial, arricchite grazie a delle graziose finestre che ci spiegheranno per filo e per segno i nostri compiti.
Le prime quests faranno vivere la famosa “Sindrome del postino”, ovvero, un simpatico omino posizionato nel punto A vi dirà cosa fare (uccidi, raccogli, cerca, parla…), voi andrete nel punto B per raggiungere il vostro obiettivo e dunque tornerete, tronfi , al punto A per ricevere l’adeguata ricompensa.
La faccenda inizierà ad essere più intrigante quando, una volta che ci si è rodati, entrerà in gioco il party, ovvero il gruppo che accompagnerà il nostro eroe principale in giro per questo mondo fantastico. La scelta dei membri che comporranno la piccola task-force, quattro tenendo conto anche del nostro avatar, dovrà essere oculata, attenta e precisa. Questo sarà il punto cruciale del gioco, ciò che porterà a completare o no la missione principale, ciò che distinguerà un bravo giocatore da un principiante.
L’equilibrio tra forza bruta, arte comunicativa e magia è fondamentale, creare squilibri porterebbe, in maniera rapida, alla sconfitta.
Una feature originale ci dona la possibilità di parcheggiare in maniera momentanea, all’interno di una casa di nostra proprietà, gli avventurieri che non intendiamo utilizzare e che saranno dunque disponibili in qualsiasi momento.

Intelligenza Artificiale, questa quasi conosciuta

Dopo aver speso tutte queste belle parole, andiamo ad analizzare gli aspetti tecnici di Drakensang, partendo dalla grafica che impressiona positivamente ed è molto piacevole da guardare. Le ambientazioni del gioco di ruolo ‘Das Schwarze Auge’ sono riprodotte fedelmente, così come sono stati realizzati in maniera più che sufficiente i vari personaggi mentre c’è qualche appunto inerente la conpenetrazione di poligoni visto che, se c’è troppa vicinanza tra due avventurieri, si notano le braccia o le gambe di uno scomparire nel corpo del proprio vicino.
I suoni della battaglia e la colonna sonora realizzata da Dynamedion sono emozionanti e coerenti con i vari momenti di gioco mentre il parlato è stato tradotto in Italiano nella solita maniera impeccabile con cui la FX Interactive ha abituato bene i propri utenti.
Una nota negativa è portata dall’intelligenza artificiale dei propri seguaci che, purtroppo, non rispondono sempre attivamente e restano alcune volte troppo indietro rispetto all’azione, lasciandoci soli ad affrontare gli avversari, salvo arrivare quando ormai la situazione è (quasi) compromessa.

Conclusioni

Drakensang : The Dark Eye è un prodotto da acquistare.
Nonostante sia indirizzato ad un pubblico esperto, nulla vieta a chi si avvicina per la prima volta ai GdR di giocarlo, d’altronde la pratica porta alla perfezione.
La grafica ed il comparto sonoro sono buoni e non hanno nulla da invidiare a blockbuster che hanno richiesto molte finanze (altro elemento encomiabile del prodotto è la sua realizzazione a fronte di un budget limitatissimo).
L’unico difetto è, come già detto in fase di recensione, l’intelligenza artificiale dei nostri alleati che talvolta ci lascia solitari durante uno scontro ma crediamo che si possa chiudere un occhio, d’altronde stiamo parlando di un titolo che regalerà circa cinquanta ore di gioco per quel che riguarda la missione principale, molte di più volendo svolgere tutte le varie sottoquests.
La localizzazione, sia nel parlato che nei menù, è ottima, il prezzo è più che competitivo e allora perché farsi sfuggire questa perla?
Consigliatelo anche agli amici, non è mai troppo tardi per giocare di Ruolo.

Voto: 8.8/10

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Project Natal per XBox 360, altro che Wii!

2 giugno 2009 Tencar Nessun commento


Ma se è vero tutto quello che promette la grande M., a che servirà la Wii?
Adesso aspettiamo di vedere quanto la spareranno grossa Nintendo e Sony
EDIT : Quest’anno, e mi dispiace dirlo, la Microsoft ha fatto veramente una conferenza spaventosa all’E3, lasciando di sasso le concorrenti. OWNED!

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